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sabato 16 ottobre 2021

Jo March

 

Poche donne come lei.

Capelli ribelli rosso impertinente

sul diafano viso lentigginoso,

occhi che trafiggono l’anima.

Mio solare mito ed amore.

Fosti unica, al di là degli schemi

che definirono sempre la donna.

Il tuo guardo come calamita

m’attrae e mi strega.

(8 marzo 2021) 





venerdì 15 ottobre 2021

Viaggiare in Aspromonte

L’auto percorre la strada che corre nel bosco di faggi secolari e maestosi abeti, in Aspromonte.

Lo sguardo svela un sottobosco innocente, silenzioso, pulito. Al lato della strada il solito incosciente viaggiatore ha lanciato l’ennesimo sacchetto di rifiuti. Ma il sotto bosco è perfetto con i suoi cespugli di pungitopo, i primi timidi ciclamini ad annunciare il prossimo autunno, il muschio soffice e profumato su massi e radici.

E’ questa la Calabria che preferisco, quieta, generosa, immacolata.

In qualche punto tenaci ginestrine tengono a freno gli sterrati d’arenaria. Oggi non hanno fiori, solo piccoli bagellini, ma l’immaginazione aiuta a ricordare la bellezza della fioritura.

“Che dici, facciamo un salto al lago?”

Acconsento perché non ho avuto ancora l’occasione di vedere questa ingegnosa opera che l’uomo ha realizzato, spostando letteralmente una grande collina.  

Ad un bivio scegliamo una strada e ci troviamo immersi tra grandi cespugli di more, alcune già mature. Lo spettacolo è grandioso. Metri e metri di cespugli che costeggiano e abbelliscono i lati di una strada di servizio. Grappoli di frutti dal rosso, al viola, al nero fanno bella mostra di sé tra piccoli fiori bianchi. Ci fermiamo per raccogliere ed assaggiare la dolcezza di quel ben di Dio. Una vera manna per animali ed uomini. Nel silenzio solo il ronzio delle api al lavoro. Chissà cosa avranno provato i nostri antenati raccoglitori davanti a tanta abbondanza. La natura nutriva e accompagnava con la sua benevolenza il cammino di quelle prime genti approdate in Calabria. Riempiamo di more mature un paio di piccoli contenitori di fortuna e riprendiamo il viaggio verso la nostra meta.

Il livello del lago è basso. Sono mancate le piogge in quest’agosto infuocato. Nonostante tutto la natura intorno è rigogliosa ed i boschi che fanno corona al lago sono verdeggianti. Due motociclette rompono la tranquillità del luogo. Per fortuna sono solo di passaggio e noi possiamo continuare ad ammirare il paesaggio e un gregge di pecore che pascolano in lontananza.




Decidiamo di riprendere la nostra gita e dopo un gustoso pranzo in una locanda lungo la strada, percorriamo la statale che conduce a Caulonia. Percorsi alcuni chilometri incontriamo qualche albero, felci e cespugli che hanno subito l’assalto del fuoco. Agosto è stato senza pietà e ha distrutto buona parte dell’Aspromonte. Eravamo a conoscenza di ciò ma vedere con i propri occhi tanta desolazione è un trauma. Colline e colline devastate dal fuoco amico, perché sicuramente l’essere umano ha dato il suo contributo. La devastazione è totale e sono andati in fumo pinete, faggete e macchia mediterranea. Ci fermiamo per cogliere ogni dettaglio e per rendere omaggio alla natura devastata e sfigurata senza pietà.

Alberi_scheletri

 

Da tanto sfacelo tremula

Solo una cenere leggera.

Alberi-scheletri tendono

le braccia al cielo,

silenziosa la supplica.

Mute stelle guardano,

la terra sconsolata, delusa,

ripiegata su se stessa.

Dal bosco bruciato

neppure un sospiro.

Rigide guardano le stelle:

velo funebre sul paesaggio.

Qui tutto è rovina.




Oh, Calabria

Dove sei tu, popolo di Calabria,

erede d'antiche genti d'Arcadia,

che scelsero di viverne i confini?

Perché non insorgi, con composto

furore, e maledici i tuoi figli indegni,

le mani lorde di sangue e misfatti.

Essi marchiano la tua pelle

con il fuoco e fanno scempio

dei tuoi incontaminati paesaggi.

Dici di amare la tua terra,

non tacere, allora,

urla il tuo dolore al mondo

intero e il velo di silenzio

connivente alfine squarcia. 



domenica 6 settembre 2020

Sara 4

 4

Vennero, poi, di moda i film, che avevano come protagonisti i cantanti di musica leggera: i Musicarelli.
Sara aveva una passione per Gianni M. Aveva raccolto tutte le immagini possibili, ritagliate dai giornali sui quali riusciva a mettere le mani, e incollate su un quadernone. Sara adorava anche Laura, sua fidanzata e poi moglie. Era il 1965, la prima volta che l’aveva vista recitare in David Copperfield. Impersonava la dolce e delicata Dora Spenlow. Quella giovane coppia innamorata alimentava il suo romanticismo. Credeva di aspettare il principe azzurro, quello che aveva conosciuto nelle fiabe. Di li a poco, invece, si smarrì negli occhi verdi di un ragazzino che si era avvicinato a lei quasi di soppiatto. Era così timida Sara che era arrossita sotto quello sguardo intenso. Iniziò così il suo viaggio nei meandri dell’amore… quasi un viaggio nel tempo
un percorso nell’immensità
di qualcosa sconosciuto,
in cui non perdersi.
E’ un luogo, l'adolescenza,
abitato da bellezza
sentimenti
complessità
un labirinto dove muoversi
senza filo o come
acqua lungo gli argini.
Un viaggio tra maree di
luci
ombre
d’un passato generazionale che
scorre nelle vene,
ne è l'ossatura.
E quando tornano
chissà se
i ricordi raccontano
verità certe
intrecci nuovi
d'un vissuto frammentato o
solo smarrito?
Andava incontro al suo prossimo, Sara, con dolcezza. Tra dubbi, incertezze, paure. Unico sostegno: il pensiero che lui era sempre là.



Immagine da internet

Sara 3

 3

Il mare è nel DNA di Sara. In ogni stagione, con la famiglia, si recava a passeggiare sul lungomare. In estate le piaceva raggiungere l'altalena immersa nell'acqua a qualche metro da riva. Sara gioiva sentendosi avvolgere dagli schizzi ogni volta che il seggiolino toccava le onde. Il più delle volte, però, soggiornava dai nonni che avevano in concessione una zona al mare. Con il ‘moscone’, insieme alla zia coetanea raggiungeva i trampolini al largo, ma senza tuffarsi perché non aveva mai imparato a nuotare. Erano estati piene di divertimento e di incontri. Alle scuole medie aveva imparato un po’ di inglese e in spiaggia poteva approfondire la conoscenza di quella lingua dialogando con i turisti inglesi. Dietro le cabine i suoi nonni facevano le "sabbiature" ai bagnanti, a mezzogiorno, quando la sabbia era bollente. Suo zio, dalla riva, osservava il mare e salvava le persone in difficoltà con il mare grosso.
Ogni mattina Sara raggiungeva il bar per comperare i bomboloni caldi pieni di crema profumata. Per poi aspettare tre ore prima di poter fare l'agognato bagno, sotto lo sguardo attento del nonno.
Sara amava camminare a pochi passi dalla riva con la bassa marea e osservare il guizzar di minuscoli pesci argentati. Quanta gioia provava a sfidare i cavalloni nel mare mosso.
Poi il ritorno a casa sua. Perché sapeva che lui era sempre là.



Sara 2

 2

In terza elementare Sara si stava preparando per la prima Comunione. Frequentava il catechismo con le suore della parrocchia di San Giovanni. Amava partecipare a quegli incontri per due motivi: il carisma di suor Anna, missionaria tornata dall’America Latina, e la cioccolata calda. A distanza di anni ricordava ancora perfettamente il profumo e l’intenso aroma che si sprigionava dalla tazza fumante, che le suore preparavano nelle occasioni speciali. Ogni cosa, in quella domenica, era un richiamo al bianco: bianco il suo vestito di pizzo, bianca la candela che teneva in mano, bianchi i gigli che adornavano l’altare, bianco il tulle della cuffietta indossata da qualche compagna. Di una cosa, però, non si rese conto Sara, della bellezza del quadro della Madonna con santi carmelitani realizzato per quella chiesa da Guido Cagnacci intorno al 1630. Lo scoprì e ammirò molto più tardi in compagnia della figlia.
A otto anni solo di una cosa era sicura, che lui era sempre là.




Foto da Internet: ponte_tiberio_1_800x600.1133440732